Alessandra Zoia ha 27 anni, studia Lingue e civiltà dell’Asia a Ca’ Foscari e ha vissuto sei mesi a Qingdao con il programma Dragone, in una famiglia con due bambine di sei e nove anni. Studiava cinese da quasi dieci anni: è partita per smettere di studiarlo soltanto.
Perché è partita
«Per immergermi finalmente nella lingua e nella cultura che studio da quasi dieci anni.» Le aspettative: «conoscere la vera cultura cinese, quella che va oltre gli stereotipi e le nozioni sui libri, e sbloccarmi nel parlare la lingua».
La sua esperienza in Cina
Sono partita con tanta ansia e tanta speranza e per fortuna la mia esperienza si è rivelata estremamente positiva. Non è sempre stato tutto rose e fiori, ovviamente. I momenti difficili ci sono stati e si sono intervallati a quelli pieni di gioia e serenità, ma in fondo questa è la vita! La mia famiglia è sempre stata gentile e disponibile e le mie bimbe di sei e nove anni si sono legate a me e io a loro.
«Abituarsi alla vita in un Paese così diverso dal mio ha richiesto tempo, ma dopo circa tre mesi ho finalmente smesso di pensare a quanti giorni fossero passati e quanti ne mancassero: ho iniziato a vivere la mia quotidianità con trasporto e tanta felicità. A distanza di mesi mi manca ancora tanto la dimensione che mi ero creata lì. Ho lasciato un pezzo del mio cuore in Cina, e a Qingdao in particolare.»
Il momento più bello
«Ho passato il Capodanno cinese totalmente in famiglia, ospitata dalla nonna paterna e circondata dai vari zii, prozii, cugini e amici di famiglia. È un ricordo unico e speciale che porterò sempre nel cuore.»
La difficoltà più grande
«Non sono una persona che ama i confronti, ma vivendo in una famiglia ospitante è inevitabile dover affrontare delle incomprensioni, o semplicemente dover parlare dei propri limiti. Grazie anche alle chiamate di follow-up sono riuscita ad affrontare la mia ansia per i confronti e a dialogare sempre in modo calmo e costruttivo con i miei genitori ospitanti e con il resto della famiglia.»
Sulla convivenza è netta: «inserirsi in un equilibrio familiare già stabilito può pesare, a volte, e penso sia normale. Come ogni cosa ci sono lati positivi e lati negativi: l’importante è che i primi siano più dei secondi, e per me è stato così».
L’episodio che si porta dietro
«Qualche giorno prima della mia partenza le bambine cominciavano a capire che me ne sarei andata. Una sera, mentre giocavamo, la più piccola mi ha detto: “Mi mancherai. Anche noi ti mancheremo? Se non ti mancheremo non va bene!”. Ancora oggi mi vengono le lacrime agli occhi a pensarci. E comunque mi mancano entrambe, quindi promessa mantenuta direi.»
Come l’ha cambiata
«Vivere questa esperienza mi ha dimostrato veramente quello che posso fare da sola. Sono sempre stata una persona molto indipendente, ma c’erano situazioni che mi creavano ansia e che mi facevano dubitare delle mie capacità. Dopo la Cina questa cosa è cambiata molto: ora sono molto più sicura di me stessa.»
Consiglia Nice Exchange «perché l’esperienza che offre, unita al supporto continuo prima e dopo la partenza, è unica in questo genere di esperienze all’estero, specialmente in Cina».
Domande veloci
🍜 Il piatto preferito
西红柿炒鸡蛋 e 饺子 del nonno, e il 奶茶
🏙️ Il luogo rimasto nel cuore
Il centro commerciale in centro, dove passava le giornate con le amiche
🎯 La cosa più importante che si porta a casa
Il bagaglio culturale e gli affetti
😊 Una parola per l’esperienza
Unica!
🈶 Una parola cinese
爱情
❤️ Il ricordo più bello
Le ultime sere a Qingdao a giocare con le sorelline
Ha scelto 爱情 «perché l’amore descrive tutto quello che ho vissuto: l’amore per una cultura e una lingua che studio da anni e che ho finalmente potuto vivere; l’amore dei legami costruiti nella famiglia ospitante e con le altre au pair; e l’amore per i miei affetti in Italia, che non mi hanno mai lasciata sola nonostante la distanza».




